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Selfie: strumento utile per studiare il consumatore

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La nascita dei social network e la successiva diffusione degli smartphone hanno dato vita al fenomeno più in voga degli ultimi tempi: il selfie.
Con questo termine si fa riferimento ad una fotografia solitamente eseguita con una macchina fotografica compatta, uno smartphone o qualche altro dispositivo mobile per ritrarre sé stessi con l’obiettivo di condividere la propria immagine sui social media.

Probabilmente tutti conoscono gli ingredienti di un buon selfie: modalità autoscatto, viso un po’ inclinato, ripresa dall’alto, un po’ di filtri e via…condividi!
Il fenomeno ha contagiato tutti: uomini e donne di ogni età, addirittura poveri animali inconsapevoli. Non ci credi? Prova a cercare su Google “selfie gatto” e si aprirà un mondo, condividila su Facebook e otterrai centinaia di like. Esiste addirittura un’app che ti consente di farlo, “Snapcat”.

Dopo l’entusiasmo iniziale che caratterizza tutte le mode, arriva il momento fare alcune considerazioni, cercando di capire come sfruttare questa tendenza a proprio vantaggio. Le aziende hanno capito che un selfie può essere utile per sviluppare strategie di marketing più complete ed efficaci e conoscere meglio il target di riferimento.

Selfie: dimmi cosa fotografi e ti dirò cosa compri

Uno degli obiettivi principali di ogni brand è conoscere il target di riferimento: l’età media e la localizzazione, ma anche i gusti, gli interessi e le attività preferite. Oggi i dati sul target possono essere recuperati sia online che offline e, soprattutto, dalle fonti più disparate. Fino ad ora le aziende hanno prelevato una mole enorme di dati dalla rete, concentrandosi principalmente sui post di Facebook o sui tweet, ma con l’avvento del selfie gli scenari si fanno più interessanti. Da sempre la fotografia rappresenta un potente mezzo comunicativo, oggi può essere sfruttata per fare ricerche di mercato molto precise. Lo sostiene anche Gaia Rubera, docente di Marketing all’Università Bocconi: i selfie ci forniscono informazioni utili sui prodotti o sul brand.

Ecco che cosa si può scoprire con un selfie:

  • In quale situazione i clienti utilizzano i nostri prodotti.
  • Quali articoli vengono utilizzati insieme.
  • Come si comporta la concorrenza.
  • Chi sono i consumatori fedelissimi al brand, i cosiddetti evangelizzatori.
  • A che ora e dove si scattano i selfie con il prodotto.

Ma come si possono estrapolare così tante informazioni da una semplice foto condivisa online?

Molte volte il mercato ci offre la risposta ancor prima di formulare una domanda: da qualche anno sono nate le prime agenzie specializzate nella ricerca di loghi o marchi dentro le fotografie condivise in rete. Tra queste, una delle più famose è Ditto Labs, una start up che si occupa di scandagliare giornalmente milioni di foto pubblicate su Instagram, Twitter, Pinterest e tantissimi altri social per trovare il brand all’interno dell’immagine. Per fare ciò viene utilizzato un software di riconoscimento facciale (face recognition) basato su un sistema simile a quello usato da Facebook per l’inserimento dei tag.
Le aziende come Ditto Labs sfruttano questa tecnologia per trovare loghi, marchi, riferimenti relativi alle maggiori società del mondo come Google, Coca Cola o Adidas. Le informazioni acquisite dai brand servono per elaborare nuovi prodotti o ideare campagne pubblicitarie. Per esempio, le ricerche hanno svelato che il 13% dei clienti che vestono Adidas sono anche fan di Justin Bieber, questo può essere un utile suggerimento per la scelta del prossimo testimonial. Allo stesso tempo, una nota marca americana di yogurt ha scoperto che molti clienti pubblicavano online le fotografie in auto mentre gustano un loro prodotto, ciò ha influenzato lo sviluppo di un packaging pensato per essere consumato in macchina.

Come è la situazione in Italia?

Anche nel nostro Paese, il fenomeno sembra interessare le grandi società, specialmente i marchi di alta moda e lusso che vogliono sfruttare la nuova tecnologia non solo per fare ricerche di mercato sul target ma anche per studiare la concorrenza.

Grazie alle nuove frontiere del marketing il selfie svela la sua natura nascosta: una gallina dalle uova d’oro per brand e agenzie di tutto il mondo.

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Luigi Vargiu

Luigi Vargiu

Curioso. Tanto. Forse anche per questo ho scelto di essere imprenditore in un settore in continua evoluzione, sono infatti il CEO di Strogoff ed E-Commerce Strategist. Ho formazione liceale, una laurea in Economia e Commercio, vari corsi di alta formazione in campi trasversali e tanta voglia di imparare da chiunque io incontri. Amo il bello, canto, suono la chitarra e sto imparando a suonare il pianoforte. Ho una famiglia fantastica, che è la mia più grande fonte di consapevolezza e crescita.

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