Perchè Google vuole bloccare i banner invadenti?

google vuole bloccare i banner invadenti

La storia che ti stiamo per raccontare ricorda la trama di parecchi cine-comic, quelli dove i più forti supereroi del pianeta si alleano per sconfiggere un potente nemico comune e salvare così l'umanità.

Ma questa volta i protagonisti non sono Hulk, Capitan America o Iron Man. Al loro posto troviamo Facebook, Google e altri importanti realtà del web. Nel 2016 questi colossi hanno formato la Coalition for Better Ads (altro che The Avengers). L'obiettivo? Fermare le pubblicità online aggressive che impediscono una navigazione piacevole e rovinano la user experience.

Google ha già affilato le armi e sarà tra i primi a intervenire: già da febbraio infatti i siti web che violeranno le sue precise linee guida potranno subire ripercussioni. Vediamo nel dettaglio cosa accadrà.

Buona vision... buona lettura!

Google vs pubblicità invadente: che la guerra abbia inizio!

Il conflitto si preannuncia intenso e senza esclusione di colpi. I cambiamenti partiranno il 15 febbraio 2018 e interesseranno chi accede ad un sito da Chrome. Purtroppo ancora non si conoscono tanti dettagli, ma sono già tanti i gestori che si stanno muovendo per evitare danni e cali di traffico o posizionamento.

Da sempre Mister G. si impegna per fornire agli utenti un'esperienza ottimale, a partire da risultati di ricerca sempre più focalizzati sul riconoscere l'intenzione dell'utente, ovvero la famosa search intent di cui abbiamo parlato in un articolo precedenteA tal fine, il motore si sta concentrando soprattutto sulla semantica e su algoritmi sempre più bravi a individuare e penalizzare siti di bassa qualità per premiare chi se lo merita. Ma qui non si parla di SEO e risultati organici. Per la prima volta, infatti, si interviene anche sui servizi pubblicitari, sì anche quelli che riguardano direttamente il colosso di Moutain View.

Cosa succederà?

La prima novità è la nascita di un ad-block nativo che funzionerà per ora solo su Chrome, il browser di Google. Il blocco sarà automatico se il sito web propone ADS invadenti. Chi gestisce un sito web ha meno di un mese di tempo per mettersi in regola e ripulire le pagine da pubblicità eccessiva. I primi ad essere bloccati saranno i pop-up e i video che si riproducono in modo automatico quando un utente accede ad un sito.

Come evitare il peggio?

Niente paura: il 18 dicembre 2017 la Coalizione ha annunciato l'arrivo delle linee linee guida per i gestori dei siti web. Le aziende dovranno usare precisi standard per migliorare la user experience dei propri siti. Ci saranno anche dei certificati rilasciati a chi dimostra di offrire all'utente la migliore esperienza d'uso, rinunciando all'uso di pubblicità aggressive.

Chi non rispetta le linee guida avrà un mese di tempo per adeguarsi, in caso contrario vedrà tutta la pubblicità presente nel sito bloccata, inclusi i banner legati ai servizi pubblicitari di Google. I siti condannati potranno richiedere una ulteriore revisione da parte del sistema, ma solo dopo aver rimosso gli ADS inadeguati ed essersi adattati alle linee guida ritorneranno totalmente visibili agli utenti.

Come si legge nell'annuncio ufficiale di Google, ogni violazione verrà comunque comunicata tramite l'Ad Experience Report. In questo modo, i gestori capiranno esattamente quali sono le infrazioni commesse e potranno rimediare in tempi rapidi senza bazzicare nel buio.

Insomma, i cambiamenti sono imminenti, riguardano addirittura i banner AdSense e la pubblicità display per alcuni siti, tanto che molti inserzionisti sono sul piede di guerra e decisi a boicottare questi servizi.

Mister G è impazzito? Si sta sacrificando in nome dell'esperienza d'uso? Rischia di andare in fallimento?

A nostro parere questa manovra è tutt'altro che disinteressata. Vediamo perchè.

Google si sta dando la zappa sui piedi. Ne siamo proprio sicuri?

Pensiamo innanzitutto alla diffusione degli ad block, ormai presenti in tantissimi browser. Sono diventati un'arma di sopravvivenza necessaria per navigare senza ostacoli. Sono in grado di bloccare ogni tipo di pubblicità online. Ma con il cambiamento messo a punto da Google, gli utenti potrebbero decidere di affidarsi al blocco nativo di Chrome, abbandonando le vecchie estensioni.

Come ti abbiamo precedentemente detto, il blocco nativo in un primo momento non colpisce i siti che usano i servizi di Google, ma quelli altre pubblicità esterne molto aggressive e invadenti. Al contrario gli ad bock comuni fermano ogni tipo di pubblicità, inclusa quella degli affiliati a Google.

Quindi con l'estensione automatica di Chrome si raggiungerebbero almeno due obiettivi: da una parte si migliorerebbe di certo l'esperienza d'uso, dall'altra si metterebbero in salvo le pubblicità proprietarie, che rimarrebbero visibili anche con il blocco di Google attivo.

Naturalmente, per conoscere meglio le ripercussioni dovremo attendere ancora diversi mesi. In ogni caso, speriamo che il cambiamento convinca gli inserzionisti ad usare in modo più corretto gli ads. Occorre rimettere al centro le necessità dell'utente, che spesso è costretto a fare lo slalom tra banner, video, pop-up che si aprono a tradimento rendendo le pagine web inusabili. Senza contare, che presto anche gli altri colossi della Coalizione si daranno da fare per "bloccare il nemico".

Non ci resta che attendere i prossimi episodi della serie e preparare i pop-corn!

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