fbpx

BLOG

Native advertising VS advertising tradizionale: cosa cambia?

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Viviamo in un periodo storico ricco di sfumature e contraddizioni: sotto vari aspetti il mondo sembra rallentare e addirittura regredire, mentre in altri settori le novità sono all’ordine del giorno.

Tra questi ultimi, uno dei più interessanti è il mondo dell’advertising che, grazie alle tecnologie digitali, ha fatto enormi balzi in avanti e oggi rappresenta una opportunità da sfruttare per le aziende e per chi, in generale, si occupa di marketing.

Quali sono le caratteristiche del Native Advertising e cosa cambia rispetto alle precedenti forme di pubblicità? Ecco una panoramica generale delle caratteristiche, novità e opportunità offerte.

Native Advertising: di cosa si tratta?

Quello del Native Advertising è un progetto ambizioso e veramente attuale. Questa forma di pubblicità, infatti, si occupa di intercettare l’utente interessato grazie alla trasmissione del messaggio pubblicitario nel momento e nel contesto più appropriato, usando il canale più efficace.

Questi messaggi sono costruiti appositamente per mimetizzarsi con il contenuto e l’aspetto grafico, in modo che l’utente immagazzini l’informazione in modo quasi inconsapevole e sicuramente senza sentire la pubblicità come una fastidiosa invasione di campo nei confronti dei suoi reali interessi.

Per esempio, il native advertising entra in gioco quando in un articolo che parla delle cause della tosse viene inserito il nome di uno sciroppo per curarla.

Va da se che l’utente, ormai coinvolto dal testo, riceve questa informazione con entusiasmo e sicuramente appunta il nome del prodotto per andarlo a comprare in farmacia, o ancora meglio clicca sul link per acquistarlo subito online.

Un banner o una finestra pop-up non avrebbero forse prodotto lo stesso risultato, perchè l’utente ormai è abituato alla pubblicità tradizionale e anzi le pensa tutte pur di evitarla (vedi Ad-Block).

Ecco perchè oggi elaborare un piano che includa una strategia di native advertising è fondamentale al fine di catturare l’attenzione del consumatore.

Le tre caratteristiche del Native Advertising

Questa innovativa modalità di legare contenuti e pubblicità ha caratteristiche precise, che sono state individuate dallo IAB – Interactive Advertising Bureau – e pubblicate nel 2013 nel Native Advertising Playbook.

Le tre qualità imprescindibili sono le seguenti

– Il messaggio pubblicitario deve essere inserito in modo armonico e “trasparente” all’interno della pagina web o nel canale di riferimento, in modo da immedesimarsi totalmente con il contesto.

– Il contenuto deve essere davvero interessante per l’utente e attinente a ciò che sta leggendo o guardando, non deve rappresentare un’interruzione ma una prosecuzione e un arricchimento della sua attività.

– Non deve essere nascosto o subliminale, ma completamente trasparente. Per esempio, capita che in un articolo si legga “Sponsored by”.

 

Queste tre regole all’apparenza sono semplici e applicabili praticamente da tutti. Tu penserai: “basta trovare qualcuno che parli dei miei prodotti dentro il suo blog o in suo video e… il gioco è fatto!”

Purtroppo ciò non basta: non è sufficiente trovare un influencer, neanche fornirgli una valigia di prodotti da provare. Occorre qualcosa di più, cioè trovare qualcuno che ci crea veramente, che ami ciò che fa e quello di cui scrive, e che sia bravo a farlo trasparire.

Ed è qui che i giochi di complicano ed è qui che le fashion blogger – che amano vestirsi e lo impiegano ore a scegliere cosa indossare il lunedì mattina, divertendosi – vincono.

Ma puoi vincere anche tu. Basta usare nel modo giusto gli strumenti a tua disposizione.

E tu come vorresti applicare e sfruttare il native marketing per la tua azienda? Abbiamo voglia di sentire la tua esperienza, scambiarci idee e spunti per crescere insieme a te!

 

Lascia un commento

Chiudi il menu

Newsletter

Non perdere nessun articolo, iscriviti adesso