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Intervista a Marco Montemagno di Filippo Sogus – Strogoff

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Cosa facciamo oggi Mignolo? Tentiamo di conquistare il mondo, o ci andiamo vicino: intervistiamo Marco Montemagno!

Montemagno, nomen omen è un gigante, tra le cime più alte del digitale: da circa 15 anni il suo nome è accanto ai progetti più interessanti del mondo digitale.

Dopo aver lasciato la carriera da avvocato e quella da pongista ha messo il turbo e si è buttato a capofitto in tanti progetti innovativi. Tra le altre cose, è il creatore di Blogosfere ma anche il promotore in Italia della SocialMediaWeek. Recentemente si è trasferito in Inghilterra dove ha continuato la sua attività imprenditoriale, qui ha anche creato la piattaforma Supersummit dedicata all’apprendimento a distanza, che raccoglie video formativi, interviste, webinar e tanti contenuti interessanti per chi ha voglia di scoprire, imparare e mettersi in gioco.

Se non conosci Monty, ti consigliamo di seguire la sua pagina Facebook dove pubblica un video al giorno. E se vuoi rompere il ghiaccio, puoi guardare o leggere l’intervista fatta da Filippo Sogus.

Buona lettura!

Parliamo con Marco Montemagno
da Amazon al futuro, passando per i nuovi trend del momento….

F. Ciao Marco, grazie mille per aver accettato questa intervista. Qui per caso ho un libro…

M. Porca miseria… ☺

F. … che è arrivato proprio 2 giorni fa. Lo trovo molto interessante già dalle prime pagine, non l’ho ancora terminato ma ti faccio i miei complimenti!

Passiamo subito alle domande.

Oggi abbiamo un colosso dell’e-commerce che è Amazon (molti pensano che sia un competitor ma in realtà non può essere considerato tale per diversi motivi). Secondo te c’è possibilità per un e-commerce di sfruttare l’onda dell’online e competere contro Amazon o comunque farsi uno spazio?

M. Allora guarda, secondo me c’è un tema interessante che è questo: è ovvio che Amazon è un killer. Amazon non è l’e-commerce, Amazon è il mercato, cioè vanno per prendersi tutto. Loro hanno l’intera filiera, tutta la distribuzione si tengono, se ci pensi. E quindi questo è un tema interessante. Cioè prendono, comprano, distribuiscono, comprano gli aerei, i droni e via dicendo. All’estremo opposto hai Alibaba, consiglio un’intervista di Jack Ma fatta al World Economic Forum pochi giorni fa, molto interessante, ti rendi conto che il loro approccio è totalmente diverso.

Loro non vogliono avere il controllo. Loro vogliono creare un ecosistema che abilita e rende più forti tutte le piccole e medie imprese. E quindi è molto interessante perché è un approccio totalmente alternativo ad Amazon. Allora bisogna vedere quali di questi approcci funziona. Teoricamente Alibaba dice “io voglio trasformare ogni piccola media impresa in un Amazon”, che è interessante: cioè vuole dare a tutti gli strumenti per essere in grado di competere. Per cui io penso che da un lato, oggi come oggi, chiaramente non c’è concorrenza: Amazon è un colosso, dominano e stop fine della storia. Devi fare i conti con questi signori.

Dall’altro lato penso che per il futuro andremo in una direzione che è più quella di Alibaba, cioè una direzione in cui potenzialmente tu hai questi strumenti a portata di mano. Ti faccio un esempio: Alibaba dichiara che non è una E-commerce Company ma una Data Company, cioè i loro asset sono i dati, non è il fatto di vendere la roba sul negozietto. Se tu sei una piccola media impresa e sei un libero professionista e vuoi vendere online, se anche a te io do a disposizione tutta la tecnologia che hanno dietro questi signori, beh allora incomincia ad essere interessante perché l’algoritmo per segnalare i migliori prodotti o quelli correlati ce l’hai, cioè tu hai tutta una serie di asset che oggi sono riservati solamente ad Amazon e a pochi eletti.

Io penso che ci sarà questa democratizzazione della tecnologia, chiaramente devi essere molto bravo, avere un ottimo prodotto, essere un fenomeno nella comunicazione, sposare i tempi dell’industria 4.0 per la produzione in tempo reale. Hai mille parametri, però la vedo come opportunità, ecco, non la vedo come una partita persa.

F. Assolutamente! E secondo te come si trasformerà l’e-commerce nel futuro?

M. Allora, sposo quello che dice ogni volta Sergey Brin di Google quando si parla del futuro. Nessuno ci capisce niente del futuro, nessuno ha la bacchetta magica nessuno riesce a intercettare. Ti faccio un esempio: Zuckerberg per due volte si è salvato in corner, prima comprando Instagram perché non aveva visto che il futuro era delle immagini e poi comprando Whatsapp perché non aveva visto il trend della messaggistica. Quindi anche i più bravi, i più avanti non ci azzeccano.

Detto questo, tiro fuori la mia sfera di cristallo: a me sembra che ci sarà un impatto enorme della voce, per cui l’uso della voce per effettuare un ordine con i vari Alexa, Eko avrà un impatto enorme.

Oggi per comprare fai la ricerchina su Google, arrivi sul sito e guardi il catalogo prodotti. Ma se io domani mattina dico “Voglio comprare 10 angurie.” E lui dice, bene come le vuoi? Gialle, rosse, verdi… “Gialle!” fantastico e tah, comprate! Lui sta saltando interamente un’intera filiera: la ricerca, su che database va a cercare, come faccio ad entrare nei miei preferiti di Alexa ogni volta che suggerisce una vacanza o un prodotto da comprare. Quindi secondo me quello è un tema che tutti noi dobbiamo prendere in considerazione. Alexa ha 7000 skills al momento, ne aveva qualche centinaio l’anno scorso in questi tempi. Poi, diciamo, ci sono altri trend interessanti però questo impatta un po’ su tutto e mi sembra che non possiamo farne senza.

Un altro trend sono i Personal Digital Assistant per cui se io ho Siri oppure ho Google Assistant, ho delle interfacce tra me e il sito, ancora una volta ho un filtro  che fa da maggiordomo e trova i prodotti migliori per me. E in base a quali parametri li fa? In base a quali algoritmi?

Questo è tutto un tema per cui tutti noi dobbiamo addentrarci e capire come posizionarci per non essere scavalcati.

F. Cosa dici invece dei video? Tu ormai sei il mago, sei il top online.

M. Macché tutt’altro, sono assolutamente un dilettante. Infatti spesso mi scrive qualcuno bravo dicendomi “Monty però potresti azzeccare un taglio, una luce…” E io? Zero, un disastro. Però ci provo, provo a fare del mio meglio.

F. Ecco, ma quanto sono importanti i video per vendere? Puoi dare qualche consiglio a un’azienda che vuole trovare nuovi clienti e vendere tramite i video?

M. Certo, guarda, per me il tema è sempre lo stesso. Un’azienda seria che vuole creare un brand serio non è una che vuole vendere uno stock di panettoni per Natale e poi scappare via, ma vuole essere Bauli, cioè vuole essere un brand forte; vuole essere Nike, vuole essere un brand conosciuto. Per fare ciò un’azienda deve costruire una propria reputazione, una propria credibilità.

Come costruisci la tua reputazione e credibilità (ovviamente diamo per scontato che alla base ci sia un ottimo prodotto/servizio)? La costruisci comunicando nel modo in cui oggi le persone possono ascoltarti. Se tu oggi vai sulla metropolitana e guardi cosa fanno le persone, vedi che hanno in mano un cellulare. Non è che bisogna essere dei geni per fare questa analisi, non serve l’istituto di ricerca. Che cosa guardano all’interno del cellulare? Guardano probabilmente il loro feed Facbeook o smanettano su Whatsapp, usano la messaggistica. All’interno di quelle piattaforme, che cosa stanno facendo? Ti renderai conto che la parte video è una parte dominante. Perché è una comunicazione visiva, ha più impatto… ci sono mille motivazioni. Sta di fatto che le persone guardano i video. Tu azienda, allora vuoi stare all’interno di questi video oppure no? Se non ci vuoi stare nessun problema ,ma sappi che altri produrranno dei video per catturare l’attenzione delle persone. Una volta che comunichi con questo canale, dopo un po’ tutti saremo alla pari.

Tutti comunichiamo in video ed è normale, come in televisione! A quel punto il più bravo, il più interessante, il più creativo, il più utile vince e conquista più consumatori. Però la chiave è questa qui, non si può far finta che questa cosa non esista. A me stupisce che ancora in Italia non si facciano, tranne un centinaio di cloni che nati negli ultimi mesi… ma sono anche contento di avere dei cloni, perché almeno c’è qualcuno che li fa ‘sti video!

Nel mondo del business devi comunicare con i video, è normale, è una cosa che dovrebbe essere normale. A quel punto è importante pensare che non fai dei video per vendere ma per creare una connessione con i tuoi potenziali clienti. Poi magari decidono di comprare, ma un video è una vendita indiretta, che è quella che funziona meglio alla lunga. Ti faccio un esempio, banale, l’esempio del mio libro. Per vendere il libro, per andare in cima ad Amazon e farlo tutto esaurito in tutte le librerie di stampa e in ristampa in 12 ore, non è che ho fatto delle grandi strategie.

Ho fatto un post su Facebook dicendo: “Eccoci qua, c’è un libro, che è la trascrizione dei video, quindi non è una roba nuova, se ti interessa compralo”.

Quindi non ti sto vendendo qualcosa in quel momento, ma dopo che c’è stata la creazione di una community, che magari apprezza quello che fai.

F. Proprio su questo punto, io ho visto un capito del libro che dice: “Non competere con il mercato ma crea il tuo mercato”.

M. Assolutamente, questo è molto importante perché se tu ti uniformi alle regole del mercato è un casino, perché chiaramente partecipi a una categoria che ha già delle categorie e dei prezzi. Facciamo un esempio, dimmi tu un settore!

F. Facciamo tipo… avvocato.

M. Fantastico, immaginati io ho studiato per fare l’avvocato. Ho fatto l’abilitazione al patrocinio e poi ho deciso di cambiare mestiere perchè:
a) non mi piaceva la professione,
b) in quel momento non ero una persona attiva nel campo della comunicazione, perché non ne sapevo assolutamente niente di marketing, di digitale, di niente.

Nella mia testa piccola di quel momento pensavo “Come faccio a differenziarmi? Come è possibile che un cliente venga da me?” Non vedevo una strada da questo punto di vista perché stavo ragionando su come competere con il mercato attuale. Invece la strada intelligente è CREARE IL TUO MERCATO.

Quindi, facciamo un esempio, se io oggi facessi l’avvocato direi: “Va bene, il mio mercato è specifico. Sono specializzato in diritto sportivo ed in particolare in infortuni”. Chiaramente devo scegliere un mercato che sia abbastanza ampio, dove ci siano persone paganti. Non posso scegliere una nicchia che non si fila nessuno ovviamente. Ma una volta che ho individuato quella nicchia, io vado ad identificare il mio posizionamento diverso nel mercato. E comincio a creare tutta la mia comunicazione intorno a questo.

Se tu hai un infortunio sportivo, vai dall’avvocato generalista o vai dal fenomeno specifico su quella materia li? Probabilmente vai dallo specialista che è riuscito a creare comunicazione interessante, che colpisce. Peter Thiel in “From zero to one” dice: “É più facile se sei monopolista. Crea una categoria e diventa il fenomeno di quel settore!”

F. Ti faccio l’ultima domanda. Questo succede soprattutto a noi italiani. Quando si tratta di un nuovo progetto abbiamo paura di andare online, perchè non sappiamo se potrà avere successo o meno. Come si può sconfiggere questa paura?

M. Io non ho paura di cambiare, ho paura di restare uguale. Quella è la vera paura che devo avere. Perché in un mondo che cambia così velocemente, se non cambio io arriva qualcun altro e cambia il mercato.

Succede in mille occasioni e non puoi pensare di star li a dormire sugli allori. Nessuno lo puoi fare. Amazon ad un certo punto ha detto, io cerco di mettere fuori dal mercato il settore core che è la vendita dei libri. Come? Creando il Kindle e vendendo libri in digitali. Sono loro stessi che cercano di buttarsi fuori dal mercato.

Il secondo aspetto è che devi già sapere che farai degli errori. Devi mettere in conto che lancerai dei progetti che non funzioneranno. Ma uno pensa che tutti i progetti lanciati da Google funzionino? La maggior parte sono delle boiate pazzesche!

Io personalmente, la maggior parte dei progetti che lancio non funzionano. È l’unico modo però per capire che cosa possa funzionare. A me piace molto, ed è luogo comune perché tutti ne parlano, è l’approccio di Eric Ries, Lean Startup, è quindi un approccio in cui tu metti fuori un prototipo, valuti i feedback e nel momento in cui ti sembra una cosa che può funzionare cominci a iterare, cominci a sistemare un po’ meglio. Vai a creare il prodotto giusto per step successivi, ma facendo, non teorizzando. Se teorizzi non vai da nessuna parte!

F. Grazie mille per la tua disponibilità e in bocca al lupo per la tua grande carriera!

M. Grazie a te, devo venire in Sardegna… ci organizziamo un evento e berci del vino buono che avete voi. Super, un abbraccio!

Grazie per la tua intervista Marco. E mi raccomando, ti aspettiamo qui in Sardegna. Pensa che nel nostro team c’è anche una super sommelier pronta a darti ottimi consigli! 🙂

Luigi Vargiu

Luigi Vargiu

Curioso. Tanto. Forse anche per questo ho scelto di essere imprenditore in un settore in continua evoluzione, sono infatti il CEO di Strogoff ed E-Commerce Strategist. Ho formazione liceale, una laurea in Economia e Commercio, vari corsi di alta formazione in campi trasversali e tanta voglia di imparare da chiunque io incontri. Amo il bello, canto, suono la chitarra e sto imparando a suonare il pianoforte. Ho una famiglia fantastica, che è la mia più grande fonte di consapevolezza e crescita.

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