E-commerce Italia: statistiche del commercio elettronico nel 2015

E-commerce Italia: statistiche del commercio elettronico nel 2015 Immagina di essere dentro la sala silenziosa di un museo, con il naso a dieci centimetri da una tela: puoi osservare le pennellate, i colori e tutte le sfumature, ma solo quando ti allontani riesci a vedere chiaramente il quadro. La sensazione è simile a quella che proviamo noi con l'e-commerce. Sviluppiamo, gestiamo e promuoviamo ogni progetto. Questo ci permette di vivere in prima persona le relazioni con le aziende che seguiamo e testare con mano le reazioni dei consumatori, ma per dare la miglior consulenza possibile dobbiamo allontanarci dai singoli progetti e concentrarci sulle statistiche e gli studi sul commercio elettronico. Questi documenti sono come interruttori, capaci di accendere lampadine nel nostro cervello. Vediamo se funzionano anche con te.

L'interruttore c'è, devi solo capire come usarlo!

Per avere una visione ampia dello scenario dell'e-commerce in Italia, ogni anno lo studio Casaleggio Associati realizza un report con utili informazioni sull'andamento del commercio elettronico e i trend del momento. Secondo il report, in Italia il fatturato dell'e-commerce supera i 24 miliardi di euro (nel 2014 c'è stata una crescita dell'8% rispetto al 2013). Crescono soprattutto le aziende già posizionate sul mercato e quelle che investono in modo corretto. La crescita dell'e-commerce è stimolata anche dalle leggi emanate in Italia e in Europa, con lo scopo di regolamentare e tutelare il rapporto tra venditore e cliente. Insomma, quella delle vendite online, è una realtà destinata a crescere e consolidarsi. Se desideri salire su questo treno in corsa, devi investire i tuoi soldi nei sei trend che, secondo il report, caratterizzeranno il 2015:   e-commerce in Italia 2015

I marketplace

Nonostante le diverse manovre del Governo e l'accelerata degli e-commerce proprietari, in Italia il commercio elettronico è trainato dai marketplace. I marketplace sono i centri commerciali della Rete, qui l'utente può trovare ogni tipo di prodotto. In Paesi come il Regno Unito, questi colossi gestiscono un terzo del fatturato ricavato dalla vendita dei prodotti online, mentre in Cina gestiscono la metà delle transazioni online. In Italia il 33% delle aziende prese in esame vende sui marketplace. Tuttavia, rispetto ad altri Paesi, il nostro è ancora indietro, due terzi degli imprenditori intervistati non ha mai provato a vendere con questi sistemi. La colpa è dei costi di commissione (fino al 25% per alcuni prodotti) o di una conoscenza poco approfondita. Alcuni,  non li usano perchè hanno paura che entrino in competizione con il loro e-commerce. Tuttavia, sistemi come Amazon sono utili per testare l'interesse del pubblico verso il prodotto, capire l'andamento del mercato, i prezzi e soprattutto vendere all'estero senza aprire una piattaforma propria.

La vendita all'estero

Marketplace e internazionalizzazione vanno a braccetto. Nel 2014 il fatturato prodotto all'estero dagli e-commerce italiani (analizzati nella ricerca) si è aggirato intorno al 31% delle vendite totali. e-commerce in Italia 2015 Analizzando questa immagine è chiaro come i marketplace abbiano contribuito all'internazionalizzazione delle aziende italiane. Gli altri agganci con i clienti stranieri sono un sito multilingua (usato dal 36% delle aziende) ma anche filiali all'estero. All'interno dell'Unione Europea, il Made in Italy fa affari in particolare con Francia e Germania. A livello Extra-Europeo, le imprese nazionali stringono rapporti commerciali soprattutto con gli Stati Uniti.

La logistica come Asset Strategico

Questo è uno dei punti fondamentali per un e-commerce, che per avere successo deve elaborare una strategia di acquisto, spedizione e consegna rapida ed efficiente. In questa fase, uno dei maggiori ostacoli è la consegna dell'ordine. In molti Paesi si cerca di superare il problema. Per esempio, negli Stati Uniti, esistono delle zone per il ritiro dei prodotti comprati online, che possono essere una valida alternativa per chi è assente durante la consegna del pacco. In Italia, invece, è molto diffuso il click and collect: si acquista online e si ritira in negozio. Oltrettutto, questo permette ai negozi online e offline di lavorare in sinergia.

Il predictive selling

Il predictive selling è un'attività che mira a prevedere, con l'analisi dei big data, quali prodotti potrebbero interessare all'utente. Una delle grandi scommesse dell'e-commerce è la personalizzazione dell'offerta, di cui abbiamo parlato in un articolo precedente.

Subscription per beni commodity

Questa funzionalità permette di avere un abbonamento ed una consegna automatica di acquisti ricorrenti. Funziona perfettamente per gli alimenti, detersivi e articoli per la casa e la persona. Per esempio, i clienti online possono decidere di avere a casa il bagnoschiuma senza ripetere ogni volta il processo di acquisto online. Amazon, abile nel precorrere i tempi, ha da tempo lanciato negli Stati Uniti il servizio “Subscribe & Save” che permette di avere uno sconto su questo genere di articoli. Anche Lancôme propone l'Autoreplenish, che consente ai clienti di ricevere un prodotto in modo automatico ad intervalli di tempo che vanno da uno a otto mesi.

Accesso ai contenuti digitali

In questo trend rientrano tutti i videogiochi, i video, la musica, gli ebook, i film e tutti quegli articoli digitali che l'utente usa in streaming o scarica su un supporto. Questi prodotti, già diffusissimi nei nostri hard disk, non faranno che aumentare. Tra i servizi che permettono di ascoltare musica online, Spotify è uno dei più famosi e raccoglie 60 milioni di utenti attivi in tutto il mondo. La piattaforma guadagna dagli abbonamenti Premium e dalla pubblicità. Questo mercato è in netta espansione, perciò se hai in mente un'idea del genere è il momento di tirarla fuori.  

Hai acceso le lampadine? Ti aiutiamo ad illuminare il tuo e-commerce: contattaci!


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