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Cosa vuol dire digital transformation

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Digital transformation  è il modo nel quale si indica il passaggio epocale che le aziende hanno da fare per poter guadagnare in efficienza, produttività e, perché no, mercato. Ma siamo sicuri si tratti solo delle aziende?

Digital Transformation o Human Evolution?

Citando Wikipedia:

“…digital transformation  (in italiano trasformazione digitale) indica un insieme di cambiamenti prevalentemente tecnologici, culturali, organizzativi, sociali, creativi e manageriali, associati con le applicazioni di tecnologia digitale, in tutti gli aspetti della società umana.

Agendo in maniera organica e combinata su questi elementi la digital transformation va oltre la semplice adozione di nuove tecnologie e permette di erogare servizi, fornire beni, far vivere esperienze, trovare, elaborare e rendere accessibili grandi quantità di contenuti indipendentemente dalla reale disponibilità di risorse (umane, materiali, intellettuali ed economiche, ecc.), creando pervasivamente nuove connessioni tra persone, luoghi e cose.

Il processo di digital transformation o trasformazione digitale è abilitato dallo sviluppo di nuove tecnologie, ma non si limita alla loro adozione, esso integra e coinvolge tutto l’ecosistema toccato dal processo, incentivando la trasparenza, la condivisione e l’inclusione di tutti i partecipanti.

Grazie a questo nuovo approccio il destinatario finale del valore creato dalla digital transformation è di fatto al centro dello sviluppo se non addirittura partecipe dello stesso, ottenendo così un accesso effettivo, efficace e consapevole al servizio stesso sia esso costituito da beni materiali, immateriali o dati.”

Mi colpiscono molto le implicazioni di tutto questo, come anche il percorso di crescita che stiamo facendo tutti, senza manco accorgercene. Faccio qualche esempio per spiegarmi: 20 anni fa circa in Italia le prime aziende sperimentavano il nuovo canale: il web.

Nacquero web agency, provider di servizi di hosting, ecc. Roba da pionieri e cose strane, che erano un po’ voler fare i fighi e un po’ abbiamo agenti che così possono far vedere il sito ai clienti o possiamo andare a una fiera e far vedere cosa facciamo. Molto business, comunque.

Le persone più avanti usavano Internet per conoscere persone, cercare informazioni sulle proprie passioni, smanettare. Anche qui però la fascia di popolazione coinvolta era discretamente avanti e appassionata di tecnologia. Le cose cambiano con l’arrivo di Facebook.

Con Facebook (e il suo arrivo strisciante negli smartphone di chiunque) gran parte della popolazione ha cominciato a subire un processo evolutivo digitale senza avere le basi. Una specie di nebbia che improvvisamente permea tutto e ci si ritrova dentro sbattendo a destra e a manca.

È qui, secondo me, che l’intersezione tra tecnologia e società diventa evidente. Gli amori nati in chat erano cosa residuale, anticamente, così come le cene tra vecchi compagni di classe. Qui c’è la digital transformation.

Le persone cominciano a conoscere termini nuovi, ad usare funzioni avanzate senza saperlo, a diventare il prototipo di consumatore-produttore (prosumer) che è elemento attivo e travolgente della società moderna.

L’utente evoluto è consumatore. Ha la sua testa e riconosce molti trucchi del marketing e neuro-tale. Vuole una personalizzazione del messaggio, vuole avere valore dalle aziende, vuole essere parte di un gruppo, vuole spendere poco e avere presto il prodotto a casa. Vuole lamentarsi. E lo fa. E tanto, pure.

Leggere la definizione di trasformazione digitale di Wikipedia è edificante. Edificante perché trasferisce il nocciolo della questione sull’evoluzione del sistema tutto, in connessione alla tecnologia, certo, ma in modo pervasivo.

Una azienda oggi non può prescindere dal portare il proprio servizio clienti sul web. Dall’adottare politiche di smart working e quindi strumenti e sistemi che lo agevolino. Non può fare a meno di rendere più efficienti e proficui i processi grazie a intelligenza artificiale (anche negli e-commerce) e robotica. Se date una lettura all’articolo collegato all’immagine poco sopra si parla di industria 4.0 e società 5.0.

CINQUEPUNTOZERO. Capito?

Non è (solo) una questione di prezzi di produzione dei beni e di tagliare passaggi verso la casa del cliente per ritagliarsi più margini. Qui si parla di percorrere una strada che nel migliore dei casi potrebbe portare la società a una maggiore consapevolezza e libertà, e per questo occorrerà tecnologia, certo, ma anche formazione specifica e umanistica, coaching a qualsiasi piano della scala e poi missioni di valore e attenzione per gli altri.

Nel peggiore dei casi? Beh… sinceramente se elimino la coercizione credo non ci siano aspetti negativi, se non quelli connessi alla mancanza di consapevolezza e responsabilità. Tu cosa ne pensi?

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Luigi Vargiu

Luigi Vargiu

Curioso. Tanto. Forse anche per questo ho scelto di essere imprenditore in un settore in continua evoluzione, sono infatti il CEO di Strogoff ed E-Commerce Strategist. Ho formazione liceale, una laurea in Economia e Commercio, vari corsi di alta formazione in campi trasversali e tanta voglia di imparare da chiunque io incontri. Amo il bello, canto, suono la chitarra e sto imparando a suonare il pianoforte. Ho una famiglia fantastica, che è la mia più grande fonte di consapevolezza e crescita.

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